Noi e Loro

Quando sento qualcuno che parla di “loro” e subito dopo dice “noi”, includendo anche me, per prendere le distanze da qualcuno che presumibilmente e’ diverso, mi viene la pelle d’oca.

Ma come ti permetti?

Sia che tu sia un occidentale, un europeo, un italiano, sardo, cattolico, cristiano, bianco, maschio, calvo, quello che vuoi, io non faccio parte del tuo “noi”. IO non ti ho dato nessuna delega perche’ tu possa parlare a nome mio, tantomeno decidere. Niente ti autorizza a parlare in nome mio. Niente. IO non ti autorizzo a decidere in nome mio. Se esiste una legge che stabilisce che qualcuno oggi possa decidere per me, “per il mio bene”, per quello che TU ritieni essere il mio bene, o il bene collettivo di una collettivita’ nella quale tu e quelli come te vogliono infilarmi, io non ho scritto questa legge. Con la ragione della forza mi costringi ad ubbidire a questa legge, ma non mi chiedere di considerarla giusta e legittimata a rappresentarmi. IO non sono cattolico, non sono cristiano, non sono neanche Charlie. Ma non sono neanche chi non dice di esserlo. Sono italiano tanto quanto sono americano, cinese, francese, ovvero non lo sono.

Mauro Pirata da na mailing list del Partito Pirata Italiano

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5 commenti su “Noi e Loro

  1. Non comprendo e non condivido. Il noi, la solidarietà a Charlie è un mero raggrupparsi sotto l’egida dell’antiterrorismo. E fatico a capire questo amico pirata che non si sente nemmeno italiano: vorrebbe essere forse apolide?

  2. Legittimo, ma lasciami spiegare il senso del discorso di Mauro:
    non si tratta di ignorare gli eventi ma di non accodarsi a questa ipocrisia generalizzata di “‘io sono charlie” di oggi si è trasformato in un paladino della difesa della libertà di espressione, chi dice di aver capito tutto di questa vicenda (non l’attentato omicida ma questa “guerra” di cui nessuno si vuole interessare se non quando fa comodo). Ma il senso del post di Mauro è il concetto del “noi” e “loro”. Noi chi? Questo tentativo violento di tirarmi in mezzo parlando a nome mio contro “loro” (loro chi? perchè lo fanno? quali motivazioni, cultura, scelte ne sono l’origine?) mi fa semplicemente incazzare.

    Sono certo di essere ignorante di fronte alla questione Charlie.
    Sono anche sicuro che tutti lo siamo e ben pochi vogliono approfondirla e capirla preferendo la “caciara” dell’informazione-spettacolo e l’indignazione da tastiera.

    Mi da fastidio chi dice che ha capito tutto, in particolare di questa vicenda.
    Ancor piu’ mi preoccupa, anzi mi fa paura, chi dice che aveva capito tutto ancor prima che succedesse.
    Chi ha le ricette pronte, facili, chi ha capito qual’e’ il problema, e qual’e’ la soluzione.
    Ancor di piu’ chi ha capito “chi” e’ il problema, chi ragiona per schemi e divide il mondo in buoni e cattivi.

    Sul “essere” italiano piuttosto che americano o arabo (o ferrarese o rodigino) il discorso fa parte della convinzione che è tutta pirata che queste “barriere” artificiali che chiamiamo confini non hanno più senso di esistere se mai lo hanno avuto, perchè i problemi come i diritti come le soluzioni non possono essere cercate e trovate nel compartimento stagno di un paese sovrano ma solo da una popolazione (e dai suoi gevernanti di conseguenza) che cominci a vedere il mondo come un una casa nella quale abitiamo tutti e la Rete come nessun altra rivoluzione precedente ce lo ha reso tanto “attuale” quanto palese.
    byez.

  3. Ho capito che intendi: scritta così è decisamente diverso il discorso e sono anche d’accordo su questo lato della questione.
    Sull’ultimo capoverso: non lo sapevo. Visione interessante, a metà tra l’utopia e la necessità concreta. Diciamo quindi che un pirata sia consequenzialmente contrario a qualsiasi ipotesi di restrizioni del trattato di Shengen: se sì, come fronteggiare il rischio infiltrazioni?

    • Beh, intendo che con la libera circolazione aumenta il rischio che pazzoidi dell’ISIS arrivino in Europa senza troppi problemi (non a caso si sta parlando di modificare Shengen, e in America un trattato come Shengen sarebbe una bestemmia).

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