Intervista a Neva Cocchi, coordinatrice nazionale del progetto Citizens Without Borders

Sono attivi in Italia, Spagna, Francia, Romania e Repubblica Ceca gli sportelli del progetto Citizens Without Borders, punti di informazione e assistenza per i cittadini comunitari e i loro familiari. Nel primo anno della loro attività, Neva Cocchi, coordinatrice del progetto Citizens Without Borders in Italia, descrive le sfide che la rete degli help desk CWB si trova ad affrontare.

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Chi sono i cittadini comunitari che si rivolgono agli sportelli della rete Citizens Without Borders?

La composizione dell’utenza degli sportelli CWB è molto eterogenea e riflette le caratteristiche delle organizzazioni che nelle diverse città hanno attivato gli help-desk CWB. Ad esempio nelle città di Rimini e Cesena gli utenti sono prevalentemente cittadine di nazionalità romena impiegate stagionalmente negli alberghi della costa adriatica che si rivolgono all’Associazione Diritti dei Lavoratori (ADL Cobas) per denunciare le condizioni lavorative, mentre per esempio nella città di Bologna ci sono molti studenti universitari che dopo una programma Erasmus o Socrates chiedono informazioni su come restare in Italia con collaborazioni, per cercare lavoro o per studiare. Ma sono tantissime anche le coppie “miste”, composte da un membro italiano e uno non comunitario che, come allo sportello CWB di Padova, chiedono indicazioni su come beneficiare del diritto di soggiorno dopo il matrimonio.

Quali sono le problematiche più frequenti riportate da questi cittadini agli Sportelli CWB?

 

Per molte lavoratrici del settore turistico il problema riguarda le pesanti condizioni di lavoro a fronte di un reddito insufficiente e di diritti pressoché assenti. A questo si aggiunge la difficoltà di procedere all’iscrizione anagrafica per la mancanza di collaborazione dei titolari delle strutture alberghiere dove alloggiano. Diversi sono invece gli ostacoli ai familiari non comunitari di cittadini comunitari, ai quali spetta la carta di soggiorno comunitaria della durata di cinque anni, che le questure tendono però a vincolare a requisiti non previsti dalla Direttiva, come ad esempio l’idoneità abitativa, oppure a non rilasciarla se non viene presentata una richiesta specifica. In generale chi ha un contratto di lavoro precario o a breve termine incontra molte difficoltà ad ottenere il certificato di attestazione di soggiorno perché gli uffici anagrafici richiedono l’esibizione di un contratto di lavoro o l’attestazione di risorse economiche per il mantenimento proprio e dei familiari, cosa di cui oggi sempre meno persone e famiglie possono disporre. Tutto ciò ha come conseguenza anche una restrizione all’assistenza sanitaria, infatti in assenza dell’attestazione di soggiorno il cittadino comunitario deve sostenere i costi delle cure mediche, con la conseguenza che la salute viene trascurata finché le malattie non si acutizzano.

Come intervengono gli help-desk e di quali strumenti di lavoro si servono?

 L’attività fondamentale è innanzitutto quella di informare i cittadini comunitari dei loro diritti e di quelli dei loro familiari, perché le amministrazioni locali e in particolare le questure non hanno strategie di comunicazione efficaci, quindi specialmente sulla condizione giuridica dei familiari dei paesi terzi la disinformazione è davvero vasta.

Un’azione di supporto importante è quella di “accompagnamento” nella relazione con le amministrazioni competenti, in particolare con gli Uffici Stranieri delle questure. Vengono inviate comunicazioni e memorie, ma se serve intervengono anche i legali degli sportelli CWB e spesso gli operatori CWB incontrano i funzionari dei servizi. Agli utenti forniamo anche materiale comunicativo: schede e fonti normative, ma soprattutto la guida prodotta dal progetto Citizens Without Borders in sei lingue, che passa di mano in mano anche nella sala d’attesa.

Come giudica in generale il grado di applicazione della Direttiva 38 in Italia?

 

La situazione non pare mutata dal quadro che abbiamo descritto nello studio Citizens Without Borders, il diritto di soggiorno per i cittadini comunitari e i loro familiari è ancora largamente compromesso. E’ però importante ricordare che molte azioni possono essere intraprese, anche senza troppi sforzi da parte delle amministrazioni: ad esempio le Ambasciate Italiane all’estero non sembrano consapevoli della Direttiva, e forse un’azione di comunicazione interna tra gli enti di stato risolverebbe molte criticità, allo stesso modo la giurisprudenza sulla materia, anche quella della Corte di Giustizia Europea viene molto spesso ignorata dalle istituzioni competenti.

Clicca sulla mappa degli Help-desks in Italia e in Europa

Per aderire alla rete degli sportelli Citizens Without Borders scrivi a

 citizenswithoutborders@meltingpot.org

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